Ciao Rogerino…

Nano del mio cuore, non so quando leggerai queste parole, ma di una cosa sono certo: anche qualora le leggessi tra trent’anni, non è necessario ricordarti chi è stato Roger nella tua vita, nella nostra vita. Tu lo sai e continuerai a saperlo per sempre.

Sono certo, infatti, che a prescindere da quanto tempo sarà trascorso sentirai ancora la sua presenza in casa, il suono del suo zampettare da una stanza all’altra alla ricerca sempre di una carezza, quel tocco in più che lo potesse tranquillizzare dall’incessante esigenza di contatto che lo distingueva.

Ciò che voglio fare attraverso questo post è, quindi, poggiare una mano sulla tua spalla e proteggere il suo ricordo, come si ripara una fiamma dal vento. Scrivo perché so bene come il tempo faccia il suo lavoro, sfumando i contorni delle cose che sono state e a noi, che restiamo, spetta mantenerli nitidi.

Penso al nostro ingresso in casa: la chiave che girava, quel attimo di sospensione e poi quel saluto che non era un semplice scodinzolio, ma un urlo di gioia, un pianto acuto che strappava un sorriso a chiunque. La coda diventava un’elica, i passi una coreografia goffa, il corpo si incurvava ed il naso cercava la nostra mano come per capire e avere conferma: 

“Sì, siete voi, adesso è tutto a posto”.

Era il suo modo di dirci “io ci sono”, senza parole, senza secondi fini.
Puro.

I suoi dieci anni hanno attraversato la storia della nostra famiglia, sin dai nostri primi passi. Non ha perso un solo istante di “noi”. I primi cinque anni con me e la mamma, gli altri cinque con te come protagonista della nostra storia. E non ha mai cambiato la sua essenza: era presenza, vicinanza costante, a prescindere da tutto, fino alle ultime ore.

Si alzava quando ci alzavamo, si fermava quando ci fermavamo, ci teneva insieme come una colonna che non si vede ma regge tutto e allo stesso tempo crea bellezza, gioia.

Buffo, insistente, spesso strano; sempre pieno di vita. In ogni persona che incontrava scovava qualcosa di buono e andava a prenderselo con feste esagerate, come se l’umanità fosse sempre degna di fiducia!

Con te, poi, sin dai primi giorni ha avuto una delicatezza speciale: stava accanto senza invadere, ti vegliava di notte, si faceva cuscino quando decidevi di saltargli addosso.

Fuori casa, Roger era una allegra bussola che correva ovunque. Ci ha accompagnato con dedizione ed energia in ogni nostra piccola o grande passeggiata: in montagna, a mare, tra i boschi. La neve scricchiolava sotto le scarpe, la sabbia si nascondeva ovunque, i sentieri si arrampicavano verso tramonti incantevoli. Lui eri lì, con noi  sempre un passo avanti per voltarsi di tanto in tanto, contarci e tenere il branco “insieme”.

Nel corso di quelle passeggiate ho capito che la felicità e l’amore che si nutre per un cane come Roger è rumorosa quando arriva, ma poi si posa in silenzio. Resta nelle piccole cose: un collare che tintinna, il suono dei passi lungo un sentiero, una mano che sfiora il pelo e trova casa.

Pochi giorni fa, Il 25 agosto 2025 la corsa di Roger, si è fermata su questa terra, per proseguire altrove, ma non è svanita la sua presenza. Da quel giorno, lo cerchi, lo cerchiamo ma il silenzio in casa è cambiato: non è vuoto, è pieno di lui. Come quando spegni la musica ma la melodia continua a risuonarti nella testa. In questo silenzio ci siamo noi tre, c’è la sua traccia, e c’è anche Amelie che, nonostante tutto resiste e ci ricorda che certe presenze non vanno via, ma cambiano: abbassano il volume, restano.

Non sto idealizzando nulla. Roger delle volte ci ha fatto tanto arrabbiare, soprattutto da piccolo, era insistente al limite con il fastidioso (chi lo ha conosciuto lo sa bene! :D), conquistava i divani, a volte graffiava la pazienza. Ma ci ha insegnato una cosa semplice e grande: l’amore è vicinanza. È stare. Non servono discorsi quando sai esserci. E se un giorno ti sorprenderai a essere gentile senza motivo, a fidarti prima di avere prove, a fare festa a qualcuno tornato dopo dieci minuti come se fosse stato via per mesi, sappi che da qualche parte c’è la sua zampa in quel gesto.

Questo post è un luogo.

Quando vorrai, tornarci sarà facile. Trovi qui sotto, in ordine casuale e caotico, alcune delle immagini (quanto è stato difficile sceglierle tra le mille che abbiamo, per arrivare ad un numero comunque esagerato…)che lo ritraggono e insieme compongono un breve puzzle di questi nostri primi dieci anni insieme, da quando tu non eri ancora neanche lontanamente immaginabile, ad oggi che sei realtà meravigliosa e concreta della nostra vita, sempre con lui al nostro fianco e che continuerà ad esserci, in un modo diverso ma non meno vero.

Grazie Rogerino mio, per quel tuo “ci sono” che non ha mai chiesto nulla in cambio.

Ci manchi un casino!

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